dicembre 5, 2013

Artemuda legge la faglia – Il promoClip

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dicembre 3, 2013

7/12/2013@sede ArTeMuDa. Per l’Associazione Aporti Aperte

 

 

Artemuda_fagliahttps://www.facebook.com/events/590533384335436/?ref=22

 

dicembre 2, 2013

La Faglia in tournèe

 

Tre dei cinque attori di Artemuda all’arrivo al Castello di Rivoli. Temperatura acqua al limite del rosso, freni ok, pressione gomma ant sx scesa a 1,1 atm. Nella foto, il Cassone prudentemente ricoperto di una pellicola verde per _cassone2evitare i posti di blocco della pula. E’ stato un grande sacrificio per Sgummo partire per la tournèe senza il Garelli (il leopardato è su tutte le foto segnaletiche), e sedersi nei sedili posteriori di un automobile come un passeggero qualunque.

Grazie anche per questo.

MM

dicembre 2, 2013

La faglia di Borgo Stura. E’ viva e contemporanea – 1/12/2013

1/12/2013, Castello di Rivoli, Museo di Arte Contemporanea.

Grazie ad ArTeMuDa, agli attori che con le voci hanno messo in scena gli spazi bianchi . Che con i loro silenzi hanno messo in scena le parole.   _artemuda5

Grazie al collettivo FMPQ Il futuro del mondo passa da qui. Per aver condiviso lo sguardo su quell’angolo di città.

Alla Mostra Marinella Senatore, Building Communities per avere ospitato la carovana chiassosa e rissosa di PeriFerite.

Love and peace.

MM

novembre 28, 2013

1-12-13 La faglia al Museo di Arte Contemporanea di Rivoli

2PERiferite_RIVOLI 1-12PeriFERITE domenica 1/12/2013 ore 16 @variatons

Un intreccio di eventi nella manica lunga del Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli.

Il collettivo FMPQ (osservatorio permanente) e lo scrittore Massimo Miro si incontreranno nuovamente all’interno della mostra “Marinella Senatore. Costruire comunità”. Dopo l’evento straordinario di PARATISSIMA 2012 al MOI erano ancora tante le cose da dire, scrivere, ascoltare, guardare.

Letture, discussioni e esempi di laboratori di scrittura “attiva” partendo dal progetto crossmedia “Il futuro del mondo passa da qui” (Scritturapura Casa editrice) e dal lavoro di interpretazione della compagnia Artemuda sul romanzo di Massimo Miro “La faglia” (ed. Il Maestrale), con gli attori Renato Camoletto, Fabio Liberatore, Roberto Micali e Renato Sibille.

Il programma di dicembre è disponibile sul sito del Museo. http://www.castellodirivoli.org/mostra/marinella-senatore-costruire-comunita/

La mostra Marinella Senatore. Costruire comunità è co-finanziata dagli Amici Sostenitori del Castello di Rivoli. Con il patrocinio di Film Commission Torino Piemonte, Media Partners La Stampa, Rai Radio 3

ottobre 26, 2013

Massimo Miro incontra Sandro Bonvissuto. DENTRO (ed. Einaudi) alla Trebisonda. 9/11/2013 h 18

dentro_9-11-3Chi mi conosce sa che non presento libri frequentemente, pur avendo tanti amici scrittori. L’ho fatto in passato solo per autori o libri davvero speciali, e questa volta lo farò per tutte e due le cose. Non solo perché considero DENTRO (ed. Einaudi), di Sandro Bonvissuto, l’esordio più fulminante degli ultimi anni, ma perché non vedo l’ora di chiedergli alcune cose. Dentro, non è solo un libro dalla scrittura fantastica, ma anche, e forse soprattutto, uno spazio che mancava, nella letteratura italiana. Mancava perché pochi, come Bonvissuto sono capaci di nasconderci l’atto meccanico della scrittura, e di farci credere che quello che leggiamo siano direttamente i pensieri dei suoi personaggi, senza la mediazione dell’autore.
9 novembre 2013, ore 18, alla Trebisonda. La libreria Indipendente di San Salvario. Via Sant’Anselmo 22. Torino.

http://www.trebisondalibri.com

luglio 11, 2013

31 anni fa: Italia-Germania 3 a 1. Da un racconto (ancora?) inedito di Massimo Miro

sciuddaghe-def Era l’undici di luglio dell’ottantadue, e io passavo i miei ultimi momenti felici, di astronauta nudo che galleggiava sgravitato nel denso iperspazio di zuccheri e proteine, aggrappato ad un magico cordone ombelicale che mi teneva su di giri ventiquattr’ore su ventiquattro.

Io non lo sapevo, ma sarei dovuto nascere in Agosto, il giorno di Santa Elena, così aveva pronosticato il dottor Maccioni tabelle americane alla mano. Forse fu per questo che mia madre non si fece tanti problemi, e partì da casa con la sua gerbi truccata dipinta fresca di azzurro, per raggiungere mio padre e gli altri giù al bar della signora Lucia e tifare Italia olè olè.

Davanti al telefunken palsupercolor c’era tutta Pedras al completo, turisti compresi, e quella sera le ichnusa andavano giù che era un piacere. Successe che ad un certo punto, proprio durante gli inni nazionali, il segnale di raiuno andò a farsi fottere, e la faccia di Pertini con la pipa prese a sdoppiarsi, poi a deformarsi a forma di zeta, poi a forma di esse, mentre invece i giocatori che palleggiavano con la tuta a bordo campo, sembravano avere tutti la scoliosi.

Il pubblico che occupava ogni ordine di posto iniziò a urlare buuuu e a tirare lattine vuote di coca verso lo schermo bombato che faceva bzzz bzzz, mentre disperatamente la signora Lucia armeggiava di manopole, facendo comparire a sintonia perfetta la replica del tenente sheridan che davano sull’altro canale, e solamente lampi di Bernabeu e colpi di tosse di nando martellini.

Forse fu in quel momento lì, che iniziarono a girarmi le cosiddette, e allora per il nervoso iniziai a buttarmi a destra e a sinistra, appeso al cordone come tarzan, fin quando non chiamarono ‘Ntoniccu, lo specialista della banda UHF che con il suo baffo comprato alla fiera di Sant’Efisio ti acchiappava un onda con qualsiasi condizione di maestrale. Olè. Al fischio d’inizio l’immagine era perfetta. Gli azzurri azzurri, i panzer bianchi bianchi, e il campo verde verde. Applauso generale e stendinovèscio per ‘Ntoniccu.

La chiave di svolta della finale dei campionati del mondo, nonché della mia nascita medesima, fu quando Antonio Cabrini detto il bello sbagliò il rigore che c’era ancora luce, e io devo aver dato un gran pugno sul muro e pure un calcione, perchè mia madre, fu proprio in quel momento, secondo la leggenda, che iniziò a sentirsi strana. Ma mia madre aveva poco più di diciotto anni, all’epoca, meno di quanti ne ho io adesso, e cosa volevate che ne sapesse di contrazioni e perdite di acque.

Quando finalmente si decise a confidarsi con la sua amica Maddalena Zedda, era già il secondo tempo, e la palla stava volando verso il centro dell’area, dove Pablito da lì a qualche istante avrebbe inzuccato di gran culo il gol del vantaggio. Fu l’apoteosi.

Segnammo ancora due volte, ma mia madre, che non voleva mettere troppo in agitazione babbo, non aveva ancora avuto il coraggio di confidarsi con Maria la figlia del carabiniere di Pedras, visto che da Maddalena Zedda era già stata liquidata con un frettoloso: ma proprio adesso che vinciamo?

L’esercito germanico era stato annientato. Eppure, due ore prima, solamente a sentire quei nomi ci veniva la tremarella: càlz, rummenìg, brèitner, scitìliche. Guardali lì adesso, a testa bassa e svogliati come mucche, mentre noi italici, popolo di scansafatiche traditori, li stavamo irretendo con i passaggetti bastardi a zoff, le cadute con le caviglie doloranti per finta e le sostituzioni che non servivano ad un cazzo se non a perdere tempo.

Il fischio finale fu una liberazione per tutti, e l’accenno di ola da parte di sandro pertini fu l’ultima immagine che mia madre si ricorda di aver visto, tanto che, sempre secondo la leggenda, io fui tra i primi a prendere alla lettera il presidente, alzandomi in piedi di colpo e stendendo mia madre a gambe all’aria in mezzo alla bolgia dei festeggiamenti. La mia nascita fu il primo ed ultimo evento mediatico di Pedras Longa, seguito in diretta da almeno duemila persone che sostenevano mia madre e me con un tifo da stadio.

Non si poteva perdere un solo istante. Malgrado si fosse scolato mezza bottiglia di Villacidro Murgia, il dottor Maccioni fece un lavoro egregio, facendomi uscire in poco più di mezz’ora. Strinse il cordone ombelicale con la pinza per fare le palline dei gelati, e mi mise tra le braccia di mio padre, il quale, in lacrime per la gioia, mi sollevò al cielo per mostrarmi alla folla.

Io, Gavino Dante Pablito Floris, nato da solo un minuto, e già campione del mondo, osannato come un faraone.

Che bazzecola è la vita, devo aver pensato.

Da quel momento in poi, cosa poteva significare vivere, se non l’aver paura di precipitare?

Da Sciuddaghè (o sciuddagò?)

Racconto (ancora?) inedito di Massimo Miro

luglio 6, 2013

5/7/2013 La Faglia vive nelle voci di ArteMuDa.

ARTEMUDA LEGGE LA FAGLIA

5/7/2013

Eravate davvero tanti, tantissimi, ieri sera per il passaggio della Faglia all’Estate Resistente Arcipelago di Torino. Grazie alla compagnia teatrale ArTeMuDa per avere dato voce a Gomez, Sgummo, Jumbo, Novi e Ligu. Grazie per averci rassicurato, sul fatto che le emozioni siano sempre lì, sempre vive come appena lette, o scritte, e la magia del teatro ce le restituisce intatte, pronte ad esplodere nuovamente davanti a noi, dentro di noi.

Grazie agli amici Renato e Nicola, di Sensibili alle foglie, per avere diviso la serata con noi e per l’ospitalità sul banchetto dei libri. La loro presenza ha reso magica la lettura di alcune parti, e chi vuole intendere, chi sa di cosa sto parlando, ne sono certo. Ieri sera, la storia del romanzo ha incontrato la storia del nostro paese, ed è stato un momento inatteso, unico, irripetibile.

Grazie a Roberto dei Fasti, Davideddu e Luca per avere messo in contatto mondi che per quanto vicini, senza la passione non potrebbero mai incontrarsi.

Sempre vivi.

Massimo Miro

maggio 20, 2013

Il gol più lungo del mondo l’ho visto fare io.

OSFC2

Osvaldo Soriano Football Club 19/5/2013

Solo chi ha assistito al gol di Francesco Trento, quello del 3 a 2, al minuto indefinito di un secondo tempo in rimonta sugli editori, potrà credere a quello che sto scrivendo.

Io l’ho visto, ed ero seduto a bordo campo, con i calzettoni giù e i parastinchi a prendere aria. Quando la palla è arrivata a Francesco Trento in un area affollata e sgomitante c’era ancora la lira, forse anche il muro di Berlino. E’ iniziato un fitto scambio di sguardi. Tutti immobili come giocatori del subbuteo, compagni, avversari, pali, traverse, nessuno escluso. Il portiere degli editori ha visto tutta la vita passargli davanti, qualcuno ha rivissuto il pranzo della prima comunione, torta e foto con gli zii comprese. Quando il Trento, numero di maglia diciannove ha iniziato a caricare il destro, rispetto a quando la palla gli era arrivata era già passata un’epoca. Erano spirate tendenze letterarie, si erano estinti vampiri, commissari e folletti. Ma quella sarebbe stata solo la prima delle tante finte di tiro non tiro passo non passo, scatto non scatto, non so nemmeno io che fare di sta palla. Non avevo mai visto un’azione di calcio così drammatica, in tutta la mia vita, nemmeno nel settimo sigillo. Un silenzio surreale è calato sul campo. Nessuno urlava quelle stronzate che ci si urla tra compagni tipo passa, calma, sei solo, provaci. Solo un urlo deforme, dal cancello. “E tira!” Era il custode del campo del Cit Turin con la catena in mano che doveva chiudere l’impianto sportivo e tornare a casa per il pranzo della domenica in famiglia. Trento allora si decideva e tirava, segnando il gol del 3 a 2, quello storico, quello che dopo tre anni restituisce la vittoria alla nazionale italiana scrittori contro quella degli editori.

Era il diciannove di maggio, di un anno ancora da calcolare.

(foto di Davide Posenato, non so perchè, ma a me piace pensare che sia stata sviluppata da un rullino da 24 )

aprile 25, 2013

Liberiamo il termine “Libertà”

25aprileCosa direbbero i nostri Partigiani, quelli che hanno dato la vita, quelli che sono partiti per le montagne, quelli che si imboscavano nei vicoli, sui tetti delle città. Cosa direbbero di un mondo in cui il termine libertà è abusato in continuazione. In cosa si è trasformato il concetto di libertà?

Libertà di sfruttare i soggetti più deboli

Libertà di scegliere tra la versione diesel e benzina.

Libertà di parlare al telefonino quanto si vuole

Libertà di licenziare

Libertà fiscale

Libertà di correre ai 200 km/h con un Mercedes 180CV

Libertà di inquinare

Libertà di pagare in conanti o in comode rate

La Libertà non è un atto volontario, individuale, di convenienza. La Libertà è un valore collettivo. Ogni volta che lo sentiamo sfruttare liberiamolo, con un piccolo gesto di silenziosa e civile obiezione.

MM