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giugno 23, 2016

Italie-Irlande : à la tienne, Roddy Doyle !

 

Stadio di Lille, 23/06/2016 – Italy Vs. Ireland.

E’ che l’Italia non ci è abituata a certe situazioni, dai diciamocelo chiaro fin da subito. Presentarsi all’ultima partita con la qualificazione già in tasca, da primi del girone. Ma quando mai si è visto. Noi italiani ci troviamo a disagio nel ruolo di secchioni, primi della classe. Senza nemmeno un complotto dei poteri forti, solo una passeggiata di salute e quella triste, teutonica classifica a punteggio pieno.

Parte l’inno italiano. I tifosi irlandesi si alzano in piedi e iniziano a cantare, inventandosi le parole come facciamo noi con le canzoni degli U2 o dei Cranberries. E’ un momento molto bello, un gesto privo di retorica che subito, noi italici, fatichiamo a decodificare, ci spiazza. Ma perché cristo perché?

L’Europeo potrebbe finire qui, non c’è nulla da aggiungere. In certi momenti pare che alcuni tifosi della marea verde azzecchino più parole giuste del nostro capitano Bonucci.

Signore e signori, inizia Italia-Irlanda, il derby di Ellis Island, New York.

Per la prima mezz’ora, Antonio Conte ripete instancabilmente uno-due, uno-due, mimando con le mani un macellaio che taglia una bistecca, o uno alle prime armi che fa massaggi shatzu. I nostri giocatori non lo capiscono. Barzagli e De Sciglio si guardano cercando conforto uno nello sguardo dell’altro. Intanto gli irlandesi si vede che hanno più motivazioni di vincerla sta partita. A noi italiani non va giù sta smania di finire a punteggio pieno il girone. E cos’è? Cosa ci si guadagna? Vada per la fatica di capire le regole della classifica avulsa, ma a capire sta cosa del prestigio proprio non ci arriveremo mai.

Gli irlandesi corrono e picchiano. Alcuni, a dire il vero pare abbiano delle caldaiette al posto dei piedi, fanno dei controlli del pallone da brivido. Però il calcio dice che a volte le motivazioni valgono più delle qualità tecniche in campo. Ed è per questo che noi italiani non si tocca palla.

Gli spalti sono pienissimi.La marea azzurra, tanto invocata dalla Federazione Italiana Giuoco del Calcio non c’è stata. Qualche macchia azzurrina, celeste, ciano, bluette, sparsa qua e là e niente di più. Forse siamo poco più su dei numeri della statistica. Forse quelli con la maglia azzurra sono dei ciprioti che casualmente indossano una maglia azzurra.

Quando i nostri tifosi sono stati raggiunti dall’appello erano ormai partiti da casa. Erano già in roaming internazionale. Addosso, e nel bagaglio a mano, avevano solo polo Lacoste o Ralph Laureen dalla tinta tenue, tipo pesca, ciclamino o giallo senape.

Tra gli spettatori passano degli addetti dello stadio, selezionano quelli vestiti di azzurro, li raggruppano sulle gradinate e li fanno passare al maxischermo per par condicio cromatica. Qui a Euro 2016 la parola d’ordine è pari opportunità. Ho visto con i miei occhi uno che si ritrovava sul maxi schermo con la maglia di Schillaci che si copriva il volto. – Figura di merda – diceva il suo labiale, mentre si teneva la testa tra le mani.

Inizia il secondo tempo e la musica non cambia. Irlandesi assatanati, italiani timidi.

Vista la schiacciante predominanza del verde irlandese sugli spalti, gli addetti della Federazione passano distribuendo magliette azzurre, costringono i tifosi ad indossarle, anche quelli che protestano perché sono di tessuti acrilici e fanno le scintille. Altri perché gli si spiegazzano tutte le polo.

Antonio Conte, promotore dell’iniziativa “operazione #marea azzurra”, fa chiedere alla regia di Sky se si possono anche solo ritoccare le immagini televisive con dei filtri tipo Paintbrush e fornire al paese a casa tutta un’altra immagine di compattezza.

Mi viene in mente tutta una bella cosa da scrivere sulle affinità e sulle diversità tra italiani e irlandesi per commentare uno zero a zero finale, ma ad un certo punto, a qualche minuto dalla fine l’Irlanda segna, e lo stadio esplode. A vedere tutti i suoi tifosi in lacrime per la gioia mi prende un groppo in gola.

L’Irlanda passa il turno grazie ad una serata eroica, indimenticabile.

Noi si passa primi di girone non per merito, ma per una tanto pusillanime quanto confortante differenza reti.

Tutto torna.

Mi apro una birra.

Alla salute, Roddy Doyle!

Massimo Miro

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