Grazie a Ryta Kess per le sue immagini a caldo della faglia. Istantanee, vive. Splendidamente vere nel suo cogliere nel segno.

Questo libro si fa leggere velocemente, come un fumetto che si affaccia nella storia e ne inquadra i fattori marginali.
Questo libro lascia il segno dello scontro con i fantasmi del passato, personale, di un’epoca.
Il ’78, ma potrebbe essere oggi per il senso di vitalità ostentata e castrata insieme.
Ma è importante che sia il ’78, l’anno dell’uccisione di Moro.
Gli anni di una violenza diffusa che teneva sotto scacco tutti gli strati sociali, da quella organizzata a quella di stato a quella di quartiere.
Ed entra in campo la faglia.. quella linea di confine, un margine che separa ma non è insuperabile, quella crepa culturale tra la vita di periferia e la vita delle piazze, dove all’epoca erano più presenti i cortei, le contestazioni, i punti di vista personali.
O è solo un mito?
C’è qualcosa di attuale in quei due passaggi del libro, ironici e amari: quella di Novi e Ligure, come quella ancora più eclatante di tutto il gruppo di amici, quando, convinti di aver capito dove sia nascosto Aldo Moro ( a Torino), si mobilitano per rapirlo una seconda volta, sicuri che questo li farà passare alla storia.
Riusciranno a diventare famosi? così comicamente disimpegnati, anticipatori di un atteggiamento passivo che non conosce il proprio territorio, senza strumenti né difese per emanciparsi da quel margine?
E poi c’è il coma che dura 32 anni, quello di Jumbo. Il coma che coinvolge tutti, anche gli svegli, come in un congelamento del pensiero, delle reazioni, della parola, quindi i lunghi segreti di stato, della storia appunto.
Poi la “faglia” in qualche maniera si aggiusta, avviene il risveglio, il miracolo, risolto in due modi.
Per il protagonista è l’occasione per riguardare quel passato attraverso un viaggio in autostrada e poi in sella, attraversandolo come si attraverserebbe ad un certo punto un sogno ricorrente, tra luoghi familiari ma modificati.
Quella linea di confine tra la “disperata vitalità” e il “benessere”, sembra sparire in un gioco di sospensioni, cercando un nuovo equilibrio.
Dove sta tornando Mezzasalma? (ottimo il cognome che ne inquadra la persona) Alla sua agiatezza rattoppata? Da una moglie che lo ha “salvato” economicamente e socialmente ma non dai suoi desideri? o al suo passato? ora che non c’è più quella linea che demarca…
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Bologna, 5/11/2012
La ricerca di Ryta Kess è in un costante dialogo con la pittura (campo dell’arte nel quale ha iniziato la sua formazione) e le altre forme di espressione visiva, assottigliando così la pellicola storica, creando un cortocircuito temporale, dando diversi piani di lettura per le tematiche sociali attuali e contemporanee da lei affrontate.
Così nella stessa opera si intrecciano riferimenti alle rovine classiche insieme con le statue di Ciusa, Magritte con la Neshat o l’Abramovič,  i contrasti luminosi dei dipinti del Seicento europeo con quello delle tele Hopperiane, la sacralità di Piero della Francesca con quella di Fontana o Tarkosky, Sebastiano del Piombo con Frida Kalo, le periferie sociali della Goldin con quelle di Pasolini o della Arbus, etc..
Nei suoi lavori preferisce concentrandosi sull’autoritratto e nello specifico sul proprio corpo come canale comunicativo più immediato.
Il mezzo attraverso il quale si esprime la sua poetica è prevalentemente fotografico. Per quanto riguarda le altre modalità: video, tableau vivant, installazione , la scelta è dettata dall’esigenza di “mettere in scena” quella più consona a veicolare il contenuto dell’opera.
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