Archive for ottobre, 2012

ottobre 28, 2012

Istantanea 26102012

Libreria Il Gatto che pesca di San Mauro Torinese.

26/10/2012

Grazie ad Antonella, Fulvio, e tutti gli amici della libreria.

MM

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ottobre 18, 2012

E se Gomez incontrasse Thomas Jay? Cosa si direbbero?

Sabato 27 ottobre ore 18,30 libreria Borgopò via Ornato 10, Torino.

Presentazione del libro Thomas Jay di Alessandra Libutti Fazi) Con l’autrice interviene Massimo Miro

Romanzo d’esordio di Alessandra Libutti, Thomas Jay è stato finalista al Premio Calvino.

Thomas Jay è uno scrittore di culto. Dal chiuso di una cella racconta la sua incredibile storia: dall’infanzia turbolenta al carcere, al riscatto attraverso la letteratura, all’amore.

Dopo un’infanzia povera ma fantasiosa accanto a una nonna rivoluzionaria e una zia amorevole, Thomas Jay viene spedito in America. A dodici anni entra per la prima volta in riformatorio; trova il modo di scappare e si rifugia nella lavanderia di Max. Maestro silenzioso e discreto, Max accende nel ragazzo l’amore per la letteratura ma soprattutto lo incoraggia a scrivere. Anche il critico Samuel Atkinson crede in lui e fa pubblicare il suo romanzo In the Dim, in the Light, destinato a diventare una pietra miliare della narrativa contemporanea. Carattere inquieto e ribelle, Thomas Jay passa l’intera giovinezza fuggendo da un riformatorio all’altro per approdare al carcere, quello vero, fino all’ergastolo. Intanto i suoi romanzi, eccezionali allegorie della vita, incantano il mondo. «Chi lo incontra firma un contratto con l’eternità», dice il professor Atkinson per mettere in guardia Ailie, una studentessa che sta facendo una tesi sull’opera del suo scrittore preferito. Ma Ailie si è innamorata di Thomas Jay prima ancora di conoscerlo e vuole raccogliere i suoi ricordi e l’ultimo, estremo desiderio d’amore.

ottobre 14, 2012

La Faglia – Recensione di Silvia Mazzucchelli su Doppiozero

La faglia (Il Maestrale, p. 144, euro 16) di Massimo Miro è un romanzo che nasce da un interrogativo e un’illusione: sarebbe stato possibile salvare Aldo Moro? Purtroppo no. E con lui nemmeno il destino di un paese.

È questa la lucida conclusione a cui approda Goffredo Mezzasalma, detto Gomez, protagonista e voce narrante del libro, un adolescente che negli anni Settanta vive in un’immaginaria periferia a Torino – molto simile alla Berlino di Christiane F. – con un gruppo di amici: Jumbo, Sgummo, Novi e Ligure, che si dividono fra risse e piccoli furti.

Gomez è l’unico sopravvissuto. Ora si è trasferito a Milano, è sposato, benestante, ma questa apparente felicità viene turbata dall’irrompere di una telefonata, come nei film dell’orrore. Trent’anni prima Gomez e gli altri – i “Grandiosi” – credono che l’uomo recluso a casa della ragazza di Jumbo sia Aldo Moro e decidono di compiere un gesto clamoroso: liberarlo da quella prigione e dare una sterzata al corso delle loro vite.

Ma tutto va storto. L’unica via di fuga si perde nel degrado e nell’ordinaria miseria del quartiere in cui sono cresciuti: qui non vi è alcun romanzo di formazione, nessun cambiamento.

Ciò che invece resta è il cronotopo della faglia: il crepaccio insidioso che attraversa una strada alla periferia di Torino e l’intervallo temporale che separa due momenti cruciali nella vita del protagonista: il giorno del 1978 in cui Jumbo viene quasi ammazzato, e quello di trentadue anni dopo quando Gomez compie il viaggio di ritorno, per rivedere l’amico risvegliatosi dal coma, in nome di un legame indissolubile, capace come i miti di sopravvivere alla guerra e alla morte.

La scrittura di Massimo Miro è agile e descrive con un tono velato di tristezza l’illusione di potersi salvare, anche se tutto si risolve in un equivoco ingenuo e feroce:

“– Io so dove tengono nascosto questo qua, – disse facendo saltellare la stecca sulla stella a cinque punte delle Brigate Rosse.– Ragazzi, si passa alla storia –”.

L’essenza del libro sta in queste poche righe che riescono a strappare un sorriso, a rendere sopportabile la consapevolezza che certi gesti si possono compiere solo in una precisa stagione della vita, quando si poteva avere “tutto il tempo del mondo” e “la felicità non era ancora una parola vuota”.

L’ultima pagina consegna al lettore l’immagine surreale di Gomez, che lancia un urlo in sella a un vecchio Garelli “elaborato fino all’ultimo nervo d’acciaio”, reliquia meccanica di un tempo e un luogo che non gli appartengono più.

 

Leggi l’articolo originale:

http://www.doppiozero.com/materiali/italic/massimo-miro-la-faglia

ottobre 14, 2012

Borgo Stura vista da Bologna è una cicatrice sulla pelle di Torino

Grazie ad Alberto Masala e Marcello Fois per la bellissima passeggiata oltre la Faglia di venerdì alla libreria Modo Infoshop di Bologna. Grazie a chi ha fatto le foto, a chi ha fatto le tagliatelle al ragù, a chi ha versato il rhum di nascosto ad Alberto.

E’ stato come essere a casa. A Borgo Stura.

ottobre 3, 2012

26/10/2012 La Faglia – presentazione alla libreria Il Gatto che pesca – San Mauro Torinese (TO)