Archive for settembre, 2012

settembre 15, 2012

12/10/2012 Libreria Modo Infoshop Bologna – Alberto Masala e Marcello Fois presentano La Faglia

12/10/2012 ore 19 – Libreria Modo Infoshop Bologna  – Alberto Masala e Marcello Fois presentano La Faglia, romanzo di Massimo Miro, edito da Il Maestrale.

Modo infoshop è in via Mascarella a Bologna. Due sale sono dedicate alla vendita di materiale cartaceo e audio/video, mentre una terza sala è destinata alla consultazione e ad ospitare eventi. In particolare diamo spazio a: – piccola e media editoria – autoproduzioni – fumetto – multimedia Il campo d’interesse è quello della cultura e delle arti contemporanee, dei nuovi media, dei movimenti sociali e delle controculture. Parte integrante del progetto è la programmazione a cadenza settimanale di incontri, letture, ascolti e performances musicali, proiezioni video e mostre.

settembre 12, 2012

Liberos – Tìrali a casino. I 5 libri illeggibili per Massimo Miro

“Tìrali a casino è ormai una filosofia, un atteggiamento di resistenza contro il perbenismo letterario, e anche per questo ciascuno lo interpreta come meglio crede. Massimo Miro – già finalista al premio Calvino e poi edito da Il Maestrale con La faglia – ha deciso di essere drastico come lo sono i suoi libri e ha indicato 5 libri che credete di non aver mai sentito prima, ma sbagliando. Questi titoli esistono perché sono già esistiti e dunque esisteranno ancora, anzi si preparano all’esistenza nel momento stesso in cui leggete queste parole. Tra i 160 titoli che l’editoria italiana sforna ogni giorno c’è per forza una schifezza inverosimile ispirata a un’altra schifezza che ha già venduto l’inverosimile”

I miei 5 illeggibili non sono libri che mi hanno deluso. Non sono risentito dei 15 euro spesi, e non voglio nemmeno vendicarmi del pessimo consiglio di un libraio, di un amico, di un critico letterario. Molto peggio. Il mio elenco è un vero e proprio esorcismo. Un auspicio affinché questi libri non vengano mai pubblicati. Almeno nell’arbitrarietà del mio piccolo mondo ideale. In questo perfido gioco, ovviamente del libro non posso scrivere il nome dell’autore, ma posso tentarne il titolo e addirittura la collana. Non sono i libri che attenteranno ai nostri sentimenti, non sono quelli che cospireranno per sorprenderci. Sono quelli che seguiranno la moda passeggera, quelli che cercheranno noiosamente le note più facili da suonare, quelle della pietas e quelle dell’eros. Ma purtroppo saranno oggetti dalla bella conchiglia che il mercato, sordo alla mia accorata scongiura, riuscirà a confezionare in poche abili mosse. I miei 5 illeggibili sono una supplica disperata. Perché siamo ancora in tempo.

Il conto esatto del corpo.
Luca è un critico d’arte, e vive in una casa al centro di Milano, con il fratello Marco afflitto da una grave menomazione fisica. Da bambino a causa di una caduta dall’albero ha perso l’uso di un braccio. A rompere la quotidianità della vita di Luca l’arrivo di Celeste, ragazza sordomuta, divorziata, con un figlio di quattro anni, anch’egli menomato, ma solo alle ultime falangi di due dita della mano sinistra. La scrittura asciutta e toccante, lo stile lucido. Il rapporto con la parte mancante del fratello e con l’impossibilità alla completezza, si rispecchia nel rapporto con Celeste, (indimenticabile la pagina in cui Luca sussurra frasi d’amore a Celeste mentre fanno l’amore), e suo figlio David, che ogni notte, di nascosto, si alza per strappare gli angoli delle pagine dei libri. Una storia pulsante, universale, che trasuda di fedele verità. Una lucida e spietata vista di cosa accade all’animo umano, nella sua intimità più profonda, se sei critico d’arte, vivi in una casa al centro di Milano, con un fratello afflitto da una grave menomazione fisica, e arriva ad abitare nello stesso pianerottolo una ragazza sordomuta, divorziata, con un figlio di quattro anni, anch’egli menomato, ma fortunatamente solo alle ultime falangi di due dita della mano sinistra.

Collana: MenoMaAzioni – Sottocollana: ortopedia e varie

Buio mangia luce.
Ester è la proprietaria di un mobilificio. Si innamora di Juan, il centralinista dell’azienda, un ragazzo cieco dalla nascita, con il quale passa interi  pomeriggi al telefono, instaurando giorno dopo giorno un rapporto di morbosa complicità e sensuale erotismo. Ester ritrova l’amore per la vita che credeva perduto, per le cose semplici. Ma quando tutto sembra andare per il verso giusto, a rompere quello che si rivela essere un delicato equilibrio entra in gioco Fulvio, il socio di Ester, che svela il proprio amore mai confessato, per via di una timidezza cronica dovuta al proprio viso incredibilmente butteroso. Il rapporto a tre sembra funzionare, fin quando Ester è messa alle strette da Juan, ed è costretta a confrontarsi con una scelta dolorosa, per certi versi lacerante. La rinuncia alla vista.
Una storia pulsante, universale, che trasuda di fedele verità. Una lucida e spietata vista di cosa accade all’animo umano, nella sua intimità più profonda, a qualunque proprietario di un’azienza si innamori del proprio centralinista cieco, e abbia il socio con la faccia deturpata che dichiara disperatamente il proprio amore e si debba scegliere se rinunciare ad essere vista o a vedere. Per tutta la vita.

Collana: MenoMaAzioni – Sottocollana: inFeRmità pErmAnenTi

Il silenzio dell’alveare.
Ruben è un apicoltore con una grave disfunzione erettile. Vive con sua giovane moglie Lisa, in una bella cascina in provincia di Firenze: La Cascina delle Api. Il problema del matrimonio mai consumato sembrava un elemento che la coppia era riuscita a lasciarsi alle spalle, grazie anche alle lunghe giornate di silenzio e raccoglimento ai piedi delle colline a contemplare gli sciami delle api. Un mattino Ruben scopre che gli alveari sono tutti vuoti. Delle api nessuna traccia. Sua moglie Lisa è scomparsa. Il miele nelle arnie è misteriosamente amaro. E’ il primo passo di un lungo viaggio introspettivo. Ruben ripercorre la sua vita con uno sguardo severo, ma allo stesso tempo di tenue indulgenza. Dai tempi del liceo, ai primi giorni felici con Lisa, all’arrivo alla Cascina dalle Api, vent’anni prima. Ma quando un anno dopo, sopraggiunta la serenità per Ruben, Lisa fa ritorno alla Cascina della Api, con un neonato in braccio, succede qualcosa. Una storia pulsante, universale, che trasuda di fedele verità. Una lucida e spietata vista di cosa accade all’animo umano, nella sua intimità più profonda, a qualunque apicoltore con una disfunzione erettile a cui scappino tutte le api dagli alveari e nello stesso giorno scompaia la giovane moglie.

Collana: ContemplAzioni – Sottocollana: ToccaTeLLi

Come la vaniglia sotto al cioccolato
Miriam insegna italiano al liceo classico. E’ sposata, ha una figlia ormai maggiorenne e indipendente. Con Renato, il vicino di casa con il quale Miriam ha una relazione segreta da sedici anni, il fervore di un tempo sembra iniziare a scemare. In palestra Miriam conosce Ludovico. E’ un amore impetuoso, improvviso, che pare debba cambiare la vita di Miriam, finchè Miriam non si infatua di Lorenzo, un suo allievo del liceo, per il quale perde la testa. Solo l’arrivo di Giacomo, un suo collega, insegnante di ginnastica riesce a togliere Lorenzo dalla testa di Miriam. Ma è solo un’illusione. Alla cena della vigilia di Natale Miriam scoppia in lacrime a tavola. Il marito tenta dapprima di consolarla, ma quando lei inizia a raccontare il travaglio interiore che la sta divorando, il marito improvvisamente, e senza apparenti spiegazioni, cambierà il suo atteggiamento, fino a quel momento solare. Una storia pulsante, universale, che trasuda di fedele verità. Una lucida e spietata vista di cosa accade all’animo umano, nella sua intimità più profonda, a qualunque donna capiti di non trovare la comprensione del marito.

Collana: VibrAzioni – Sottocollana: teNaciTTà

365 fughe d’amore
Ingrid è una restauratrice e vive a Thorndaam, a nord della Norvegia. Tiene un diario, al quale affida le emozioni del giorno. Un giorno per ogni uomo diverso, un catalogo vivo, un tesoro di variegata umanità. Un catalogo di perversioni, inclinazioni, tendenze, manie, suddiviso nei generi etero, clero, ultime cartucce, precoci, e a sua volta nei sottogeneri occasionale, martirio, irripetibile. Una storia pulsante, universale, che trasuda di fedele verità. Una lucida e spietata vista di cosa accade all’animo umano, nella sua intimità più profonda, a qualunque donna capiti di andare a letto con 365 uomini diversi all’anno.

Collana: VibrAzioni – Sottocollana: teNaciTTà

 

vedi articolo originale: http://liberos.it/notizie/tirali-a-casino-i-cinque-illeggibili-di-massimo-miro/155

 

settembre 6, 2012

Infinity Passions incontra La Faglia. Intervista a Massimo Miro

1) Facendoti i miei complimenti per il romanzo interessante e originale, sono curiosa di sapere se la scelta di utilizzare il sequestro di Aldo Moro come espediente narrativo, è stato pianificato sin da prima della stesura o se invece si è presentato durante la stessa.

Prima di tutto ti ringrazio dei complimenti, mi fanno molto piacere. La scelta del sequestro Moro è stata un punto di partenza della storia, forse addirittura il punto. Avevo già deciso di ambientare la storia in un non luogo, ovvero, un luogo immaginario che evocasse una zona a nord di Torino, ma che non esistesse nella realtà topografica. Questo per avere più libertà nella narrazione. Allora per compensare la mancanza del luogo fisico ho voluto ambientare i fatti un periodo ben preciso, che tutti noi abbiamo ben definito come luogo del nostro passato, individuale e collettivo. Come se l’anima avesse una geografia, fatta di luoghi in cui ci ritroviamo come eravamo, quasi intatti, come se il tempo non fosse passato, come se fossimo ancora lì, in quei tempi inquietanti, cupi, ma comunque almeno personalmente, incredibilmente affascinanti ed evocativi. Tutti ci ricordiamo cosa stavamo facendo il giorno in cui hanno rapito Aldo Moro, il giorno in cui lo hanno ritrovato in Via Caetani. In una recensione recente del libro, Aldo Novellini ha voluto tentare un paragone, secondo me interessante, tra l’attentato a Kennedy e il sequestro Moro, cogliendo l’analogia tra i due avvenimenti, per quanto riguarda l’impatto emotivo sulla coscienza collettiva.

 

2) Gli anni 70 per chi come me li ha vissuti da adolescente, hanno il fascino e il profumo della giovinezza. Cosa ti ha spinto ad ambientare il romanzo proprio in quel periodo?

Come dicevo prima gli anni ’70 mi hanno sempre affascinato. Non solo perché ha avuto inizio la mia adolescenza, ma perché visti da lontano, guardando vecchie foto o vecchi filmati, leggendo articoli di giornale, mi colpisce sempre l’energia delle folle, lo spirito di rivendicazione, di protesta. La consapevolezza e la paura che il mondo andasse nella direzione sbagliata, verso una società profondamente ingiusta. Purtroppo le cose sono andate proprio così, e non si dice mai abbastanza che i movimenti studenteschi, i movimenti operai, al di là delle forme di lotta, al di là delle modalità con le quali esprimevano il loro dissenso, avevano profondamente ragione. La loro non era semplicemente diffidenza o paura, la loro era analisi lucidissima di come si stava trasformando la società, fino ad arrivare a quella attuale. Tengo però a precisare che il romanzo rimane sempre al di fuori di questi temi sociali. I personaggi rimangono sempre ai margini, perché ho scelto di parlare di ragazzi semplici, disimpegnati. Loro non avevano gli strumenti per capire cosa stava succedendo, a Torino come in molte altre città d’Italia e d’Europa. Loro abitavano in un quartiere operaio, ma disprezzavano chi lavorava duro, genitori compresi. Loro cercavano una scorciatoia per fare soldi, rapinavano, scippavano, rifiutavano il confronto con la società, illudendosi tragicamente di poter fare a meno di quel confronto. E’ un atteggiamento sociale che mi spaventa molto.

Però, allo stesso tempo i miei personaggi cercano di passare alla storia, con un grande atto di eroismo civico che sa di desiderio di riscatto: salvare Aldo Moro dalla sua prigionia.

 

3) La faglia è un romanzo sull’amicizia che legava un gruppo di ragazzi e che sopravvive nel racconto del protagonista, il quale non esita ad abbandonare moglie e figlia per inseguire i suoi ricordi. Che ruolo investono nella tua vita i ricordi e l’amicizia?

Si, in realtà Gomez parte per Torino e ha in mente solo di rivedere il suo amico uscito dal coma dopo tanti anni. Il suo è un viaggio di ritorno, non è una fuga. Che poi anche la fuga, può essere un atto in qualche modo eroico. E’ un modo coraggioso per illuminare un contrasto, che a volte può essere insopportabile, insanabile. E’ una rottura che impone un confronto, e penso che sia meno vile fuggire, che resistere tutta la vita alla tentazione di farlo. I ricordi, nel caso di Gomez e del romanzo hanno una funzione narrativa. Il tempo narrativo si svolge nell’arco di un giorno. L’espediente, il motore della storia è stato quello di mettere a confronto due giorni della vita del protagonista. Uno, al giorno d’oggi, quello dentro al quale si svolgono le azioni, il viaggio verso Torino. L’altro, un tragico giorno del 1978 che aveva per sempre cambiato la sua vita, e quella dei suoi amici. Un giorno, quello del 1978, i quali avvenimenti si scoprono lentamente, procedendo con la lettura. Quello che mi è piaciuto fare, scrivendo la storia, è stato giocare con l’energia di questi giorni così importanti nella storia di Gomez, avvicinandoli, allontanandoli, giocando un po’ come si fa con le calamite e con la loro polarità, sentendo tra le dita la forza di repulsione o di attrazione.

Nella mia vita personale i ricordi hanno un ruolo importante, ovviamente, ma preferisco guardare sempre avanti. Immaginare che ci saranno ricordi che devo ancora vivere.

 
4) Ogni autore trasfonde qualcosa di personale e di autobiografico nelle sue opere e personaggi. Cosa c’è di personale nel tuo romanzo?

Questa domanda me l’aspettavo! Partendo dal presupposto che tutto quello che si scrive, si pensa, si dice, si cucina, si disegna, è in qualche modo autobiografico perché ci appartiene, non c’è niente di personale in quello che ho scritto, niente di vissuto. Nessun personaggio, nessun fatto. Recentemente si parlava proprio di questo al festival Figiurà di Sassari, con Emiliano Longobardi e due autori, Alessandro Stellino e Antonio Bachis. Alla fine non è che siamo venuti a capo di niente, ma sono venute fuori posizioni interessanti. La mia è stata una presa di distanza anche netta del genere autobiografico, almeno nel romanzo, e a meno di piccoli riferimenti non strutturali. Personalmente non sono attratto dai romanzi basati sulle storie vere. Riesco ad immedesimarmi solo se mi immergo nella pura invenzione, e questo vale a maggior ragione per la scrittura. Penso che creare verosimiglianza sia di gran lunga più stimolante che testimoniare, o raccontare la verità.

 

5) Nel romanzo ci sono vari riferimenti musicali più o meno recenti. Dalle note autobiografiche sappiamo che lavori nel campo:

a – Quanto è importante la musica nella tua vita?

Tantissimo. La musica è la mia forma di espressione più istintiva, penso che ognuno di noi ne abbia una. In ogni istante della nostra vita proviamo sensazioni, emozioni, viviamo stati d’animo. La maggior parte di questi momenti li dimentichiamo, o passano inosservati, mentre alcuni di questi sono così forti da imporsi, vogliono prendere corpo, e per corpo intendo dire melodia, parola, colore, dimensione, qualunque sia la forma d’arte. L’atto creativo è sostanzialmente un momento di grande ingenuità, un momento in cui il raziocinio è sospeso, e con esso il limite che l’individuo impone all’espressione.

Il libro ha anche una colonna sonora virtuale, suonata da 28 bands di Torino, comprendendo storiche fornazioni dei centri sociali degli anni ottanta a giovanissimi artisti emergenti. E’ stata una bella esperienza mettere insieme tutto il materiale raccolto. E’ venuto fuori qualcosa al di là della storia. E’ stato come avere piazzato un microfono nel centro di Torino, e averne registrato la voce, i suoni. Si può ascoltare il materiale in streaming sul sito del libro. www.massimomiro.it

 b – Quali gruppi prediligi in particolare?

Musicalmente sono un onnivoro, molto più che per ogni altra forma d’arte. Ascolto dalla musica classica all’ultima garage band indipendente belga. Preferisco la coerenza, penso di riuscire a distinguere se un album è stato scritto e registrato con sincerità e passione. E’ per questo che difficilmente seguo una band o un artista dopo il terzo, quarto album. Penso che tranne pochi sparuti casi eccezionali, non abbiano più niente da dire, che abbiano esaurito l’energia. Percepisco la routine, anche nella lettura dei testi, e questo mi da fastidio.

 6) Tornando alla letteratura quali sono i tuoi autori preferiti e i generi che prediligi?

Sono nato e cresciuto con Jules Verne e Emilio Salgari. Da adolescente ho letto molta poesia, per passare ben presto a Camus, Kafka. Poi sono stato rapito dalla letteratura argentina. Borges, ma soprattutto Cortàzar, un vero genio della scrittura. Un talento inimitabile. Per quanto riguarda la letteratura contemporanea, i nomi degli autori sono tantissimi, e di questi molti gli italiani, grazie ad una attenzione particolare, purtroppo tardiva e temo passeggera, per gli autori esordienti.

Quando leggo un libro mi piace pensare che questo non appartenga a nessun genere, che non abbia nessun vincolo di canone o di forma. Che non abbia limiti per sorprendermi, che possa usare tutti quegli strumenti, espedienti, strutture, che la letteratura di genere in qualche modo contiene sempre.

 

7) L’ultima ormai celeberrima domanda: 5 libri e dischi che porteresti con te su un’isola deserta.

Libri:

Storie di cronopios e di fama – Julio Cortàzar

Saltatempo – Stefano Benni

In culo al mondo – Lobo Antunes

Un giorno di fuoco – Beppe Fenoglio

Il Milione – Marco Polo

Dischi:

Unknown Pleasures – Joy Division

An Unforgettable fire – U2

OK Computer – Radiohead

The White Album – The Beatles

Camera a sud – Vinicio Capossela

Sandinista – The Clash

At Last – Etta James

Three imaginary boys – The Cure

Sushi & Coca – Marta sui tubi

 Ah… scusa. Avevi detto solo 5 vero? Ormai li ho messi in valigia….

 

 Ringraziandoti per cortesia dimostrata ti rinnovo gli auguri per il romanzo e ti saluto insieme ai miei lettori.

 Grazie a te per lo spazio che mi hai dedicato. Un saluto a te e a tutti i tuoi lettori. Buona vita!

 

link all’articolo:

http://infinitypassions.myblog.it/archive/2012/09/05/la-faglia-massimo-miro.html

settembre 4, 2012

Franz Goria (Fluxus) “Giro di vite” versione acustica. Live at Trebisonda Torino

Franz Goria in una versione emozionante di “Giro di vite” dei Fluxus. In esclusiva, per la colonna sonora de La Faglia. 5 luglio 2012 – Libreria Trebisonda, San Salvario, Torino.

Grazie Franz

http://www.youtube.com/watch?v=8mkmija2yIQ

settembre 2, 2012

Serata di premiazione del Premio Campiello 2012. Cronaca di un Requiem

Venezia, Teatro La Fenice, 1 settembre 2012

Complimenti a Carmine Abate e alla sua La Collina del vento, romanzo vincitore del Premio Campiello 2012. Io tifavo spudoratamente per lui e per Marcello Fois, senza preferenze. Sognavo un clamoroso ex aequo tra La Collina del vento e Nel tempo di mezzo. Con entrambi gli autori quest’anno ho avuto modo, pochi mesi fa, di fare una bella chiaccherata, alla fiera del libro di Torino. Da loro ho imparato subito qualcosa. Che per inventare storie bisogna essere persone vere. E loro lo sono entrambi.

Un premio letterario è un premio letterario, la sua cronaca si liquida in poche righe, quelle che avete appena letto.

Quello che in poche righe non si può liquidare è invece la spietata e aberrante serialità del messaggio, diffuso più volte con agghiacciante disinvoltura e freddezza da un Bruno Vespa particolarmente vivace e gli sponsor della serata: Il Presidente dell’ENI, il responsabile di Man Power Italia, gli industriali del Triveneto.

Un messaggio unilaterale, senza contraddittorio: Basta frignucolare. I giovani devono darsi una svegliata, o prendono il lavoro che c’è, senza fare tante storie, o se hanno talento il lavoro se lo vanno a cercare dove c’è, cioè all’estero.

Un messaggio di tragica estraneità, rispetto alla letteratura, rispetto al suo mondo di libri, parole, fantasia, sogni. Il mondo che è rimasto intatto, quello in cui tutto può accadere, quello che ci sorprende, quello in cui siamo noi stessi, con tutta l’ingenuità che questo stato emotivo, fisico, intellettuale e culturale porta con sé. Quando iniziamo a scrivere o leggere una storia siamo noi stessi nella maniera più profonda ed intransigente che si possa immaginare.

Il tema del lavoro è un tema importante, che va affrontato con rispetto. Non solo in un altro luogo, ma in un altro modo. Partendo dal perché nel nostro paese manchino le energie. Chi le ha tolte dal sistema, perché prima c’erano.

Chi vuole farci diventare un popolo disposto ad ammettere che il nostro è il paese della rassegnazione, che dobbiamo rinunciare ai sogni che abbiamo coltivato studiando, che dobbiamo rinunciare a lavorare per il nostro paese, nel nostro paese?

Un messaggio di una inaudita desueta modernità, un messaggio che non passerebbe mai in nessuna TV di stato di nessun paese del mondo. Nemmeno nei paesi dai quali partono le carrette del mare dirette alle nostre coste.

Un messaggio che suona come un lento e malinconico Requiem.

settembre 2, 2012

Proiezione del booktrailer della Faglia alla Notte Rosa di Guspini (VC) agosto 2012

Immagine

Da sinistra:

Palazzoni di Borgo Stura, Roberta Saba, Massimo Miro, Simona Lobina, Graziella Caria