La Faglia: autoBIOgrafia in tutto e per niente.

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Rispondo volentieri alla domanda più ricorrente che mi viene posta. “La storia della Faglia è autobiografica?”.

E’ doveroso dire che non esiste opera al mondo che non sia stata contaminata dall’esperienza personale di chi l’ha creata. Anche le ricette di cucina sono autobiografiche, perchè contengono spesso gli ingredienti che fanno parte della storia personale e culturale di chi le ha confezionate. I film di Hitchcock sono l’esempio più evidente di quanto l’espressione artistica transiti attraverso l’emotività dell’autore. Il disegno di un bimbo di tre anni lo è con ancora più evidenza, qualunque cosa egli abbia raffigurato.

Ebbene, anche un’opera di pura finzione come la storia della Faglia può essere autobiografica, nella misura in cui la nostra fantasia può essere la nostra migliore compagna di vita come la nostra peggiore persecutrice. Niente si avvicina di più alla realtà di quanto riesca a fare il nostro fantasticare, ancora più della verità, che a ben vedere non è altro che la realtà distorta dalla lente della nostra soggettiva.

Creare verosomiglianza è infinitamente più faticoso che scrivere una storia realmente accaduta. Ma alla fine, ne sarà valsa la pena, perchè la verosomiglianza è sempre di gran lunga più affascinante della verità.

Forse perchè per le opere di fantasia siamo più disposti a sospendere l’incredulità.

MM

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