Da Cuore a Gian Burrasca. Ovvero vizi e difetti degli italiani.

Di e con Davide Ferrario. Letture di Francesco Varano 13 ottobre 2011 Sala Santa Marta, Ivrea (TO)

Partendo dalla naturale continuità tra Cuore e Gianburrasca, passando dall’Elogio del Franti di Umberto Eco a Del costume degli italiani di Leopardi. Un viaggio appassionante nell’italianità, nella coscienza/incoscienza quotidiana fatta di atteggiamenti, posture mentali, ruoli che si interpretano sulla scena della Grande Commedia Sociale italiana, come lo stesso Ferrario anticipa nella presentazione. Perché, di tutti i personaggi del libro Cuore, è stato soprattutto quello del Franti a sopravvivere e ad evolversi? In fondo tra Cuore e Gian Burrasca erano passati tanti anni, la società era già profondamente diversa. Profondamente diverso il mezzo di comunicazione. Si era passati dall’intimità del diario alla platea dei giornalini in edicola. Cuore è un opera corale, un tentativo di microcosmizzare la società in una proposta buonista di ideale presocialista: La scuola pubblica che funziona. Contadini, benestanti, borghesi, tutti insieme. Un concetto sobrio di patria, unitaria, accogliente, all’insegna delle diversità. In Gian Burrasca non c’è già più niente di tutto ciò. La scuola è diventata una prigione, e i genitori sono dei mostri perché ci mandano i figli a forza. Il tremendo piccoletto ne combina di tutti i colori senza un grammo di consapevolezza o di riflessione su quello che sta facendo. Lui si limita ad essere contro. Contro la noia, contro l’ordine, contro gli adulti, contro le regole. In nome della risata, del divertimento, di una goliardia gratuita. Ha senso parlare di goliardia reazionaria? Una goliardia che distrugge tutto senza che nulla cambi, sfruttando l’effetto analgesico della risata?

Forse si. Intendiamoci: Non è per colpa del Franti e di Gian Burrasca che abbiamo avuto il fascismo prima e il Berlusconismo adesso. Casomai possiamo accontentarci di trovare il motivo dei loro successi, così tragicamente diversi, nell’indole stessa degli italiani, così intrisa di cinismo, individualismo. Senza remore, coscienza civile e soprattutto senso di colpa. Quel senso di colpa che manca totalmente ai personaggi di De Amicis e Bertelli. E se invece del Franti, fosse stato un altro personaggio del libro Cuore ad evolversi? Uscire idealmente da quella scuola, crescere, maturare? E’ il più grande della classe ha quasi quattordici anni, la testa grossa, le spalle larghe; è buono, si vede quando sorride; ma pare che pensi sempre, come un uomo. Egli non lascia far prepotenze. Qualunque cosa gli domandino, matita, gomma, carta, temperino, impresta o dà tutto; e non parla e non ride in iscuola. Qualunque cosa si lascia dire per celia e mai non se n’ha per male; ma guai se gli dicono: – Non è vero,- quando afferma una cosa: getta fuoco dagli occhi allora, e martella pugni da spaccare il banco. Sono così certo che rischierebbe la vita per salvare un compagno, che si farebbe anche ammazzare per difenderlo, si vede così chiaro nei suoi occhi; e benché paia sempre che brontoli con quel vocione, è una voce che viene da un cor gentile, si sente.

Insomma….stai a vedere che oggi avremmo bisogno di Garrone?

Questa era la frase conclusiva e quanto mai profetica dello spettacolo, nell’ottobre 2011.

Da lì a poco sarebbe arrivato Mario Monti, con i suoi ministri un pò secchioni.

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