Archive for aprile, 2012

aprile 29, 2012

LA FAGLIA alla Fiera del Libro di Torino – IL ROMANZO DELL’ULTIMA GENERAZIONE CRESCIUTA NEI QUARTIERI DELLA TORINO OPERAIA

La Faglia alla Fiera del libro di Torino.

IL ROMANZO DELL’ULTIMA GENERAZIONE CRESCIUTA NEI QUARTIERI DELLA TORINO OPERAIA

VENERDI’ 11 MAGGIO ORE 14,30 SALA AUTORI “A”

Interverranno: Davide Ferrario (regista, autore) Luca Morino (autore, scrittore) PREMIO ITALO CALVINO (Chiara Bongiovanni, Laura Mollea, Franco Orsini) Letture di Giorgio Olmoti

Annunci
aprile 14, 2012

Hanno sparato a John Lennon, ma per fortuna se la caverà

di  Le recensioni di Scuola Holden/a cura di Alessandra Minervini, I libri di ilmiolibro.it, 21/02/2011

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3717739

La sera dell’8 dicembre del 1980 John Lennon fu assassinato a colpi di rivoltella. La notizia sconvolse il mondo, alcune ragazze impazzirono dal dolore, altre si uccisero. Era la sconfitta del pacifismo, della contestazione,  della lennonsofia.  E adesso immaginate che tutto questo non sia mai successo. Che Lennon, quella sera a New York, sia sopravvissuto ai colpi del suo assassino. Love me do di Massimo Miro è un romanzo che resuscita Lennon e con lui un’epoca, gli anni Ottanta, dove tutto poteva ancora succedere. La fanta-premessa narrativa è affascinante per due motivi. Il primo perché, anche se è una finzione, è emozionante immaginare che Lennon non sia stata ucciso così brutalmente quella sera.  Il secondo motivo, collegato al primo, è che immaginare un mondo dove non sia accaduta questa crudeltà fa sperare che non ne avvengano altre. L’omicidio di Lennon non è funzionale alla storia, ma “induce  una sorta di tensione crescente, di domanda ricorrente”, che nel romanzo di Massimo Miro si traduce in un ottimismo costante, nella gioia di essere al mondo nonostante il mondo.
Torino, anni’80. Mick racconta in prima persona quel salto nel vuoto che è il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. In questo viaggio lo accompagnano gli amici storici, Cifra e Domenico, con i quali divide tutto e senza i quali non fa un passo. Inseparabili fin dai tempi delle scuole medie, i tre si ritrovano quasi per caso dentro una finta band, “la ganga”, che suona e canta sulle basi originali dei Beatles. Un giorno, in tram, Mick resta folgorato da una ragazza. “Il cuore batte come la grancassa di Stewart Copeland in Walking on the moon, la sudorazione acquisisce sembianze di brina da freezer. Adesso svengo e migliaia di “senzalibro” mi calpestano come una lattina di birra, lei è un’allucinazione, ne sono convinto..” Si chiama Angelica, come la protagonista dell’Orlando Furioso. Ed è il trionfo di un sentimento fortissimo.
Il romanzo coinvolge con il suo stile sopra le righe, suffragato da un divertente (e divertito) citazionismo pop, che non esclude, però, intense riflessioni sull’incedere del tempo e sulla difficoltà di diventare grandi in un mondo di bambini. Come la canzone dei Beatles che viene citata nel titolo, Love me do racconta una storia di tanti anni fa che risulta ancora felicemente attuale.

leggi le prime pagine:

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/224769/Love_me_do?SSID=cezkzhjvjrpkeprzjqlzqeppcdqdnvar

aprile 13, 2012

Il futuro del mondo passa da qui – City Veins è anche un libro

Il futuro del mondo passa da qui – City Veins è anche un libro. Un progetto editoriale nato dopo la realizzazione dell’omonimo film documentario di Andrea Deaglio – vincitore del Primo premio Joris Ivens, Cinema du Reel (Parigi, 2011) e Menzione speciale della giuria V edizione Visioni Fuori Raccordo Film Festival (Roma, 2011), per svelare e cogliere ancora più da vicino l’essenza di una realtà e di un confine metropolitano. Un’indagine che vuole far riflettere, senza mai giudicare, sui retrobottega delle città, su quello che anche se non si vuole vedere, c’è ed esiste. Un coro di voci diverse che delineano i contorni e le presenze di una no man’s land sulle rive del fiume Stura. Sfoglia un estratto del libro Gli autori: Marco Allocco, Massimo Bavastro, Piergiorgio Bevione, Giovanni Brino, Niccolò Bruna, Antonio Castagna, Ilaria Castiglioni, Pietro Cingolani, Gabriele Di Fronzo, Olga Gambari, Michele Lancione, Paolo Manera, Luca Morino, Giorgia Odorico, Andrea Parena, Luca Rastello, Gaia Rayneri.

Clicca sul link sottostante per leggere un anteprima del testo http://www.justbolder.net/fmpq/FMPQ_libro.pdf

aprile 11, 2012

Dal Blog “Bambini nel tempo” dell’Indice dei libri del mese: Microsolchi – Il potere della fantasia chiusa in una stanza – di Massimo Miro

Il mio rapporto con la letteratura nasce con un colore bellissimo sul dorso di un libro della Selezione dal Reader’s Digest incastonato nella libreria di famiglia. Guardandolo dal basso dei miei quattro anni quel celeste irraggiungibile mi dava euforia, come una pennellata di cielo in casa, estate e inverno. Di quell’infanzia a Milano, oltre a quel colore, ricordo la Pastorale di Beethoven, i valzer di Strauss, e le arie verdiane, a tutto volume dentro alle casse inglobate nel divano, dentro ad un mobile di legno marrone scuro. Ricordo anche la musica di Mina, e quelle parole che non capivo perché fossero così importanti per gli adulti, tanto da indurli a scriverle prima, e cantarle a squarciagola dopo. Me ne stavo a guardare quei microsolchi incisi sul vinile, o ad ascoltarli senza l’audio delle casse, solo con il ronzio sottile della puntina. Mi sembrava di riuscire a coglierne l’anima più da vicino. Insomma, per tornare al libro dal colore magico me lo facevo prendere in continuazione da mia nonna. Oppure, con un sistema di sedia-tavolo-scaffale mi allungavo con sforzi terribili, fino ad afferrarlo con il polpastrello atterrandolo con una piccola mossa di karate. Una volta tanto fu lo sforzo che mi si annebbiò la vista e presi per sbaglio il volumetto a fianco che era rosa. Non vi dico la delusione. Peggio di quando alla domenica nel vassoio delle paste rimaneva, appunto, quella con la coppola rosa. L’ultima che non voleva nessuno, perché dentro c’era un intruglio acidulo che rovinava tutti i ricordi di quelle buone appena mangiate. Quando riuscivo a prendere il libro giusto, invece, da vicino quel colore era ancora più bello. Sembrava un confetto spalmato, di quello delle comunioni dei maschi. Confesso che un mattino ci diedi una leccatina ma oltre al sapore di cartone non mi sembrò niente di che. Era più bello da guardare. Qualche anno dopo imparai a leggere. Decisi di iniziare la mia prima lettura autonoma e mi precipitai alla libreria della sala (ero già cresciuto in altezza e mi bastava salire su una sedia per acchiapparlo). Mi misi a sedere, accavallai le gambe e girai la copertina: Erano brani tratti da I Malavoglia di Verga. Non ricordo esattamente cosa capii di quelle pagine, ma ricordo molto bene che la sensazione che provai fu la stessa di quando mi ritrovai in mano il volumetto color pasta rosa. Dovevo avere sul volto un espressione di grande delusione, tanto che per farmela passare mia nonna fece le frittelle per un reggimento e come se non bastasse per qualche giorno abbondò di parecchio con la nutella sulla fetta di pane (che solitamente era uno strato di pochi micron al centro, e praticamente assente sui bordi). Forse, con la bocca piena dissi: – i libri fanno schifo! – o qualcosa del genere, perché frittelle e nutella alleviarono solo di poco la delusione. Mia madre mi spiegò che quello era un libro da grandi, che tra qualche anno mi sarebbe piaciuto e tutte quelle cose lì. Se proprio devo dirlo I Malavoglia non mi sono mai andati giù, tanto che il mio incubo più ricorrente è quello di annaspare in mezzo ai lupini e di prendermi un remo in testa da Bastianazzo. Per fortuna che poi dalla libreria saltò fuori L’Isola del tesoro. Ci misi quasi un’estate, ma fu il primo libro che lessi per intero. Anche se la copertina non poteva competere in quanto al colore, il contenuto era tutta un’altra cosa. Jim, il Capitano Flint, il porto di Bristol. Altro che Padron Toni e Aci Trezza. Le barche erano vere barche, belle grosse, col cavolo che affondavano per un temporalino, e soprattutto c’era una mappa del tesoro. Il corsaro nero fu la mia seconda avventura, seguita poco dopo, se non ricordo male, da Ventimila leghe sotto i mari. I fumetti iniziarono a dirmi di meno. Tex e soprattutto Il comandante Mark. La didascalia delle espressioni, dei luoghi, dei movimenti era qualcosa che percepivo già come una piccola e prematura detrazione d’immagine. Una privazione che la mia fantasia subiva, nel doversi figurare le cose come le aveva decise il disegnatore, e non invece fantasticarci sopra da solo, parola dopo parola, pagina dopo pagina, provando un piacere del tutto mio. Per motivi di lavoro, nel frattempo la mia famiglia si era trasferita a Torino. Abitavamo vicino a Corso Casale, e con il 61 sbarrato passavamo spesso davanti alla casa di Salgari. Ancora adesso mi è rimasto di buttarci un occhio ogni volta che ci passo davanti in macchina. Anche se sono al telefono o se sto parlando con qualcuno. Mi abbasso sempre per guardarmi da sotto quelle finestre su una facciata anonima, in una strada leggermente in salita, o leggermente in discesa. Penso a quanti mondi lontani e fantastici siano partiti da lì, da una stanza illuminata da una candela dentro alla quale l’unico suono era il rumore leggero del pennino, che scavava parole su un foglio di carta. Ricordo che rimasi profondamente colpito, quando seppi che Emilio Salgari non era mai stato in Malesia e forse non era andato nemmeno mai su una barca. Iniziai a rendermi conto del potere che la fantasia è capace di esercitare nella mente delle persone. Di come è possibile creare mondi dal nulla. Provocare gioie, dolori, angosce, paure, stupori, commozioni. Senza che il microsolco si consumi mai.

dal Blog “Bambini nel tempo” dell’Indice dei libri del mese a cura di Chiara Bongiovanni. http://lindiceonline.blogspot.it/2012/04/microsolchi.html

aprile 6, 2012

“La Faglia” – da oggi è possibile ascoltare il LATO 1 della Virtual OST

Chi vive e ha vissuto la Torino notturna, ma anche più semplicemente chi ama la buona musica, NON può, NON deve assolutamente perdersela. 27 canzoni bellissime, che messe insieme costituiscono qualcosa dal grande valore artistico, dalla prorompente autonomia, che va ben al di là dell’appartenenza ad una città, ben al di là del mio piccolo progetto che le ospita. 

Ancora due fasi, prima dell’uscita del romanzo.

  1. Il 2 maggio, giorno dell’uscita del romanzo in tutte le librerie sarà disponibile il LATO 2 della colonna sonora virtuale, con la superflua precisazione che la suddivisione dei brani tra lato 1 e lato 2 è stata assolutamente casuale.
  2. Per festeggiare l’11 maggio, infine, giorno della presentazione alla Fiera del Libro, sarà pubblicata anche la main track della colonna sonora, dal titolo Aspetto un’onda, degli onu44. Il brano, attualmente in lavorazione, vedrà la partecipazione straordinaria, tra gli altri, di una delle più intense e amate voci del panorama musicale italiano. Un grande ritorno, dopo tanti, troppi anni di assenza. Il nome dell’artista misterioso (che non è di Torino, anche se a Torino è stato protagonista di memorabili concerti) sarà, ne sono certo, una piacevole sorpresa per tutti, in particolare per i suoi fedelissimi fans. Sarà per noi un onore ospitarlo.

 Buon ascolto del LATO 1 intanto.

aprile 6, 2012

Da Cuore a Gian Burrasca. Ovvero vizi e difetti degli italiani.

Di e con Davide Ferrario. Letture di Francesco Varano 13 ottobre 2011 Sala Santa Marta, Ivrea (TO)

Partendo dalla naturale continuità tra Cuore e Gianburrasca, passando dall’Elogio del Franti di Umberto Eco a Del costume degli italiani di Leopardi. Un viaggio appassionante nell’italianità, nella coscienza/incoscienza quotidiana fatta di atteggiamenti, posture mentali, ruoli che si interpretano sulla scena della Grande Commedia Sociale italiana, come lo stesso Ferrario anticipa nella presentazione. Perché, di tutti i personaggi del libro Cuore, è stato soprattutto quello del Franti a sopravvivere e ad evolversi? In fondo tra Cuore e Gian Burrasca erano passati tanti anni, la società era già profondamente diversa. Profondamente diverso il mezzo di comunicazione. Si era passati dall’intimità del diario alla platea dei giornalini in edicola. Cuore è un opera corale, un tentativo di microcosmizzare la società in una proposta buonista di ideale presocialista: La scuola pubblica che funziona. Contadini, benestanti, borghesi, tutti insieme. Un concetto sobrio di patria, unitaria, accogliente, all’insegna delle diversità. In Gian Burrasca non c’è già più niente di tutto ciò. La scuola è diventata una prigione, e i genitori sono dei mostri perché ci mandano i figli a forza. Il tremendo piccoletto ne combina di tutti i colori senza un grammo di consapevolezza o di riflessione su quello che sta facendo. Lui si limita ad essere contro. Contro la noia, contro l’ordine, contro gli adulti, contro le regole. In nome della risata, del divertimento, di una goliardia gratuita. Ha senso parlare di goliardia reazionaria? Una goliardia che distrugge tutto senza che nulla cambi, sfruttando l’effetto analgesico della risata?

Forse si. Intendiamoci: Non è per colpa del Franti e di Gian Burrasca che abbiamo avuto il fascismo prima e il Berlusconismo adesso. Casomai possiamo accontentarci di trovare il motivo dei loro successi, così tragicamente diversi, nell’indole stessa degli italiani, così intrisa di cinismo, individualismo. Senza remore, coscienza civile e soprattutto senso di colpa. Quel senso di colpa che manca totalmente ai personaggi di De Amicis e Bertelli. E se invece del Franti, fosse stato un altro personaggio del libro Cuore ad evolversi? Uscire idealmente da quella scuola, crescere, maturare? E’ il più grande della classe ha quasi quattordici anni, la testa grossa, le spalle larghe; è buono, si vede quando sorride; ma pare che pensi sempre, come un uomo. Egli non lascia far prepotenze. Qualunque cosa gli domandino, matita, gomma, carta, temperino, impresta o dà tutto; e non parla e non ride in iscuola. Qualunque cosa si lascia dire per celia e mai non se n’ha per male; ma guai se gli dicono: – Non è vero,- quando afferma una cosa: getta fuoco dagli occhi allora, e martella pugni da spaccare il banco. Sono così certo che rischierebbe la vita per salvare un compagno, che si farebbe anche ammazzare per difenderlo, si vede così chiaro nei suoi occhi; e benché paia sempre che brontoli con quel vocione, è una voce che viene da un cor gentile, si sente.

Insomma….stai a vedere che oggi avremmo bisogno di Garrone?

Questa era la frase conclusiva e quanto mai profetica dello spettacolo, nell’ottobre 2011.

Da lì a poco sarebbe arrivato Mario Monti, con i suoi ministri un pò secchioni.

aprile 5, 2012

MYSTERY SHOPPER di Antonio Bachis, edizioni Maestrale. Un libro con il doppiofondo.

Trama: Mystery Shopper è una nuova figura professionale, chiamiamolo un finto cliente, fruitore di servizi. I suoi committenti sono grandi società che vogliono mettere alla prova la pazienza o la fedeltà dei propri collaboratori, con l’intento, naturalmente, di disfarsi di loro. Lui trova i loro punti deboli e li colpisce. Sempre. La storia svolta quando un oscuro committente propone al Mystery Shopperdi provare un rivoluzionario farmaco che provoca la felicità. Da quel momento in poi niente è come ve lo aspettereste.

Image

Non fatevi ingannare dall’ironia diffusa, che è un po’ il sapore dominante del racconto. La ricetta è tanto coraggiosa quanto calcolata: Partire da un personaggio sul quale non c’è molto da discutere: è odioso. Lo è dalla prima parola che pronuncia. Il Mystery Shopper di Bachis lo fa con cinismo che va al di là del mandato professionale. Ma la scelta di un personaggio del genere è strategica. Perché il lettore così non sia distratto dal processo di giudizio, o immedesimazione, che egli intraprenderebbe. In questo modo, è  più agile, ha più energie e non dovrà mai difendere una scelta di campo.

Al di là dei tempi e dei modi della “fabula”, del tema interessante e quanto mai attuale della mercificazione del lavoratore, il romanzo propone una variazione alternativa al tema della metamorfosi, del divenire in generale.

Senza dover partire da Ovidio e dai grandi classici. Da Foscolo, e della metamorfosi rispetto all’osservazione della natura. O la metamorfosi di tipo religioso, tanto cara al Manzoni. Avvicinandoci ai giorni nostri, con Svevo e Pirandello nel novecento la metamorfosi spesso coincide con la scissione dell’io e con la scoperta dell’inconscio. La metamorfosi quindi come un processo molto più sottile e psicologico. MS è anch’egli, prigioniero di una maschera, e quando tenterà di uscirne, sotto l’effetto dell’iniezione coatta di felicità, proverà ad osservarsi dall’esterno. Non riuscendo più a rientrarci sarà costretto ad una metamorfosi. In Mystery Shopper questo non avviene, o meglio non viene narrato, è per questo che uso il tempo futuro. E’ interessante immaginare come questa fase finale della metamorfosi Bachis ce l’abbia risparmiata, perché scontata, rendendola implicita a partire dall’ultima riga in poi.

Ricorrendo a questo espediente Bachis ci ha così risparmiato il noioso e scontato passaggio della redenzione.

In “Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te” di Espinosa l’iniezione del farmaco misterioso interagisce direttamente tanto con il carattere del personaggio quanto con il registro della scrittura.

Nel libro di Bachis avviene qualcosa di molto meno atteso. La metamorfosi finisce per riguardare più che altro il contesto attorno al Mystery Shopper, come se l’iniezione fosse stata fatta non a lui ma al mondo che lo circonda.

Questo particolare apparentemente leggero, è invece un artifizio di grande maestria. Quello che ci accade, forse quello che siamo, è spesso frutto della nostra interazione con gli altri.

Questa sensazione sottile, quasi impalpabile, attraverso la magia della scrittura, di questo mezzo incredibile che è la letteratura diventa anche solo per un attimo vera, tanto che ci sembra di averla vissuta in prima persona, come un’esperienza di vita reale. Ci sono stati d’animo che nessuno può indurci, nemmeno con la chimica. Un buon libro invece si. Ha il potere di farlo.

MM

aprile 4, 2012

Oggi è uscita la COLONNA SONORA VIRTUALE DELLA FAGLIA – lato 1

E’ un pomeriggio di sole. Gomez, Jumbo, Novi, Ligure e Sgummo escono da Maschio di corsa, proprio sotto agli occhi di una commessa terrorizzata, che fa finta di non vederli. Uno di loro ha un 33 giri infilato sotto al giubbotto di pelle. Attraversano i portici con tre balzi, e in un attimo sono su Piazza Castello, in sella ai loro motorini, direzione Borgo Stura. Arrivano in Via Rodo 148, salgono al quarto piano, a casa di Gomez. Sfilano il disco dalla copertina. Il vinile frizza ancora, mentre Jumbo lo infila con decisione sul piatto. Sgummo gli dice  – fai piano cazzo, con quello che l’hai pagato –  La puntina atterra sulla prima traccia del lato numero 1.

OGGI E’ USCITA LA COLONNA SONORA VIRTUALE DELLA FAGLIA.

Buon ascolto a tutti

aprile 4, 2012

Presentazione di un romanzo. Nuova liturgia o istinto di sopravvivenza?

Non mi salverò nemmeno io. Presenterò il mio romanzo La Faglia alla Fiera del libro di Torino e poi passerò alle librerie, alle biblioteche, ai caffè letterari, ai magazzini, ai cortili, alle lavanderie. Ne ho viste tante di presentazioni. Ho visto quelle del saràpresentel’autore, allora mi son chiesto ma dopo che se ne è stato ad ascoltare gongolante l’introduzione del relatore twittando sotto al tavolo cosa avrà mai da dire l’autore? Fino a quel momento si è parlato di un miracolo, di un libro finalmente interessante, dopo tanta banalità. Fino a quel momento la sua voce è stata mediata dal relatore con un discorso organizzato, a tratti quasi sincero, fino a quel momento la sua voce è stata grammatura di carta, tono di inchiostro, altezza di carattere. Cosa avrà da aggiungere l’autore, con la sua voce vera di inflessione, timbro, volume, pause, espressioni, titubanze. Cosa dirà l’autore che si è dimenticato di scrivere, se il libro devo ancora comprarlo, se non qualcosa che farà distrarre il mio budget verso un buon classico Borges.

Ho visto presentazioni in cui l’autore non c’era, e allora noi del pubblico ce lo siamo immaginati a Parigi, seduto al tavolo di un bistrot a parlare di Prevert con il vecchio gestore di Shakespeare&Co, anche se l’autore era a casa, sul divano con la tuta slabbrata e macchiata di sugo. L’idraulico che gli aggiustava il sifone del lavandino.

E’ che ormai un libro senza presentazione non ce la fa nemmeno a nascere. Figurarsi a sopravvivere. Readings, show cases, eventi crossing, contaminazioni, sono solo alcuni dei modi per non chiamare istinto di sopravvivenza un processo di marketing forzato e liturgico, del quale oramai non si può più fare a meno. Lo scrittore moderno non si limita più ad essere semplicemente lo specchio della società, di far ascoltare, attraverso la propria arte la voce di chi subisce la storia. Oggi il mestiere di scrivere, è pericolosamente fare, la storia.

Si può immaginare che uno scrittore abbia sempre qualcosa da dire, su tutto? Si può accettare sempre, a tutti i costi, un extratesto, una vista diagonale, a rischio di oltrepassare il limite della sottrazione di fabula?

aprile 3, 2012

La Faglia – ecco la copertina.

Imago Multimedia ha chiuso i lavori della copertina del romanzo La Faglia, edizioni Maestrale 2012. Grazie Nino.